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Precisazioni di Università di Siena e Azienda ospedaliero-universitaria Senese in merito alle dichiarazioni del dottor Mastrangelo riportate da alcuni organi di stampa

Ultima modifica: 17 Novembre 2020

In merito alle dichiarazioni del dottor Domenico Mastrangelo, diffuse sui propri profili social personali e riprese da alcuni organi di stampa, l’Università degli Studi di Siena e l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, prendendo fortemente le distanze da quanto dichiarato dal medico in questione, precisano che il dottor Mastrangelo non svolge la sua attività di medico né alcun tipo di attività assistenziale all’interno dell’ospedale Santa Maria alle Scotte. Si precisa inoltre che il dottor Mastrangelo non è un docente dell’Ateneo senese, presso il quale ha la qualifica di tecnico, e non svolge alcun tipo di attività didattica con gli studenti.

 

Aumento dei ricoveri per Covid-19, sarà attivata una nuova bolla al piano 6 del lotto 3

Ultima modifica: 16 Novembre 2020

Continuano a crescere i ricoveri per Covid-19 all’ospedale Santa Maria alle Scotte. Attualmente sono 91 i pazienti ricoverati, di cui 78 nel padiglione Covid e 13 in malattie infettive. Di questi 12 sono i pazienti intubati e 16 con assistenza respiratoria tramite casco. Nella giornata di domenica 15 novembre, ci sono stati 8 nuovi ingressi e 2 dimissioni. Tra giovedì 12 novembre e lunedì 16 novembre ci sono stati in tutto 4 decessi di pazienti ricoverati in area Covid, di cui uno nelle ultime 24 ore, che fanno salire a 17 il totale dei deceduti a partire dal mese di settembre.
Si ricorda che tali decessi devono essere validati come morte per Covid-19 dall’Istituto Superiore di Sanità e il dato finale, verificato e cumulativo sui decessi per Coronavirus, viene successivamente comunicato nel bollettino regionale.
I pazienti ricoverati provengono dalle seguenti aree: 40 dall’area senese, 24 dall’ alta Val d’Elsa, 1 da Prato, 15 dalla Valdichiana senese, 5 dall’Amiata/Val d’Orcia, 2 dalla Valdichiana aretina, 1 da Barberino/Tavarnelle, 1 da Arezzo e 2 da Perugia.
«Visto l’alto numero di ricoveri – spiega Valtere Giovannini, direttore generale - l’Aou Senese attiverà una nuova bolla, con un’area di ricovero al piano 6 del lotto 3, rimodulando l’attività della Medicina Interna che si prepara così ad accogliere pazienti Covid positivi, come previsto dal piano di emergenza. Il lotto 3 è di supporto al padiglione Covid mentre il lotto 1 viene dedicato ai pazienti non COVID».
La capacità di ricovero delle Malattie Infettive prevista dal piano di emergenza era infatti di 14 posti letto, arrivata quindi quasi al limite. «Siamo alla fase 2 prevista dal nostro piano di emergenza – spiega il direttore sanitario Roberto Gusinu -. Il prossimo step prevede la possibilità di ricoverare fino a 57 posti letto, con apertura graduale, grazie alla riconversione dei posti letto della Medicina Interna e della Complessità dell’Area dipartimentale Degenze e delle Malattie dell’Apparato Respiratorio in degenze ordinarie Covid-19. Questo comporterà quindi una rimodulazione delle attività assistenziali».

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17 novembre: si celebra la Giornata mondiale della Prematurità

Ultima modifica: 17 Novembre 2020

Il 17 novembre è World Prematurity day, ovvero la giornata che in tutto il mondo vuole far aumentare conoscenze e consapevolezze sulla realtà dei bambini nati prematuri. Una realtà che, a Siena, vede protagonista l’UOC Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, diretta dalla dottoressa Barbara Tomasini, insieme all’associazione Coccinelle-Amici del Neonato e agli altri centri dell’area vasta Toscana sud-est. Obiettivo comune dell’iniziativa è una condivisione massima dei temi che riguardano la prematurità, oltre che una totale sensibilizzazione della cittadinanza. Per questo, in occasione del World Prematurity day, la Cappella di Palazzo Pubblico in Piazza del Campo si illumina di viola.
«Nel 2020 – spiega la dottoressa Barbara Tomasini -, la Giornata del Prematuro vuole porre l’accento sulle attenzioni che nel nostro ospedale e in tutta l’area vasta poniamo sulle cure incentrate sulla famiglia. Nonostante le limitazioni e le restrizioni dovute al Covid-19, queste attenzioni sono di fondamentale importanza per lo sviluppo neuromotorio e neuro-evolutivo del neonato prematuro. Ogni anno, tra le province di Siena, Arezzo e Grosseto avvengono circa 6500 parti, dei quali il 10% sono di neonati prematuri e/o altamente gestazionali, ossia con età gestazionale sotto le 32 settimane – conclude la dottoressa Barbara Tomasini –. L’ospedale di Siena è centro di riferimento per le gravidanze a rischio di tutta l’area vasta Toscana sud-est, potendo accogliere con uno staff multidisciplinare tutte le epoche di prematurità nonché i neonati con patologie malformative e con gravi problematiche avvenute al momento del parto».

 

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Pazienti diabetici maggiormente esposti al rischio Covid: lo dimostra uno studio senese, il primo al mondo di questo tipo, condotto in collaborazione le università di Pisa, Leuven e Bruxelles

Ultima modifica: 13 Novembre 2020

I pazienti diabetici sono maggiormente esposti al virus Sars-Cov2 e, al tempo stesso, gli altri che hanno contratto il Covid-19 dimostrano una tendenza all’iperglicemia e quindi a sviluppare la patologia diabetica. È quanto emerge da uno studio coordinato dal professor Francesco Dotta, direttore UOC Diabetologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, direttore
del Dipartimento Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze e Prorettore alla Sanità dell’Università di Siena, in collaborazione con gli Atenei di Pisa, Leuven e Bruxelles (Belgio). Lo studio, il primo al mondo di questo tipo, è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Frontiers in Endocrinology” e l’importante risultato viene reso noto proprio in occasione della Giornata Mondiale del Diabete, celebrata in tutto il mondo il 14 novembre.
«Siamo andati a studiare i meccanismi di ingresso del virus nelle cellule Beta, quelle che producono insulina – spiega il professor Francesco Dotta -. Abbiamo scoperto che queste esprimono una grande quantità di recettori per il Sars-Cov2 e sono le uniche cellule del pancreas a farlo. Ancor più interessante – prosegue il professor Dotta - è che durante i processi di infiammazione, dovuti all’infezione da malattia da Covid, l’espressione di questo recettore aumenta fino a 100 volte in più rispetto ai parametri standard. Ciò significa che le Beta-cellule sono ancora più suscettibili ad essere infettate dal virus».
Un risultato molto importante anche dal punto di vista assistenziale, perché offre una risposta molecolare a ciò che viene costantemente osservato nelle fasi cliniche, fornendo così un segnale di allerta importante sul perché le cellule vengono infettate con tutti i danni che ne conseguono. «È necessario tenere sotto controllo i fenomeni infiammatori dei pazienti con Covid – conclude il professor Dotta -. Se riusciamo a farlo, parallelamente si riduce l’espressione di questo recettore nelle cellule Beta, con benefici immediati per il controllo glico-metabolico del paziente stesso. Sia che sia diabetico che non diabetico».

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