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Neurochirurgia: intervento unico in Europa su bimbo di 7 anni. Asportato complesso aneurisma in arresto cardio-circolatorio 03.05.12
A Siena l'unico centro nazionale per le vittime del terrorismo 26.04.12
Convegno nazionale sulla sterilità di coppia 02.05.12

Intervento unico in Europa su bambino di 7 anni
E’ stato effettuato a Siena, al policlinico Santa Maria alle Scotte, un delicatissimo intervento di asportazione di aneurisma cerebrale complesso, associato ad una malattia dei vasi cerebrali, su un bambino di 7 anni. Si tratta del 1° caso in Europa. Dodici ore di sala operatoria e un’èquipe multidisciplinare formata da circa 20 persone,  guidata dal neurochirurgo Giuseppe Oliveri, hanno dato una nuova opportunità di vita al piccolo paziente, di origini campane, che aveva pochissime possibilità di sopravvivere a causa dell’imminente rottura dell’aneurisma. “Il bambino – spiega Oliveri – ha avuto un’ischemia cerebrale alla nascita, con la chiusura di un’arteria e, successivamente, si è formato un grosso aneurisma nel cervello”. Il caso, seguito dalla Pediatria dell’ospedale senese, è stato attentamente valutato con il cardiochirurgo Eugenio Neri e il neurointerventista Carlo Venturi che ha realizzato un’angiografia tridimensionale, con un apparecchio di ultima generazione, per individuare e valutare la particolarità della malformazione e tutte le possibilità di intervento. “Data la complessità del caso – prosegue Oliveri – abbiamo escluso sia l’intervento chirurgico tradizionale che quello endovascolare e abbiamo realizzato un intervento unico nel suo genere, in circolazione extracorporea, mettendo cioè il bambino in arresto cardio-circolatorio per circa 15 minuti, portando la temperatura corporea a 18 gradi, con la fondamentale collaborazione della Neurochirurgia Pediatrica dell’ospedale Meyer di Firenze, diretta da Lorenzo Genitori e della cardiochirurgia dell’Ospedale di Massa, con lo staff guidato da Bruno Murzi”. Un grande lavoro di squadra e tantissimo impegno da parte degli anestesisti delle Scotte Antonella Buscalferri e Rebecca Tinturini, insieme al collega di Massa, Riccardo Moschetti, ai perfusionisti, coordinati da Debora Castellani e a tutti i tecnici, specializzandi e infermieri che hanno reso possibile questo importante traguardo. “Noi abbiamo isolato l’aneurisma – prosegue Oliveri – e Lorenzo Genitori ha rivascolarizzato il cervello con un intervento molto complesso, utilizzando una tecnica di neurochirurgia pediatrica per la malformazione dei vasi. I cardiochirurghi hanno effettuato l’apertura del torace per incannulare l’arteria in modo da rendere possibile la circolazione extracorporea. E’ un risultato importante per Siena, realizzato grazie all’eccellenza diagnostica e interventistica del nostro ospedale e un bel traguardo per tutto il sistema sanitario toscano, con la piena sinergia realizzata tra Le Scotte, l’ospedale pediatrico di Massa e il Meyer di Firenze”. Il piccolo paziente, dopo una breve permanenza in Terapia Intensiva Neurochirurgia, è ricoverato in Neurochirurgia Pediatrica, sta bene e sarà dimesso tra un paio di giorni.

Osservatorio nazionale vittime del terrorismo
Ha sede al policlinico Santa Maria alle Scotte, presso la Psichiatria Universitaria diretta dal professor Andrea Fagiolini, l’Osservatorio Nazionale per le Vittime del Terrorismo, unica struttura in Italia che ha in cura le persone che hanno subìto traumi violenti a seguito degli accadimenti degli anni di piombo e non solo. Il centro senese è stato protagonista su RAI 1 , venerdì 27 aprile a TV7, e domenica 29 aprile su “Speciale TG1”, con una puntata dedicata alle vittime del terrorismo, curata dal giornalista Roberto Olla. “Abbiamo in cura circa 50 pazienti vittime del terrorismo, colpiti da PTSD, Disturbo post-Traumatico da Stress – spiega Fagiolini – Con questo termine si intendono i disturbi psichiatrici derivanti dall’esposizione a traumi, shock, eventi e situazioni non usuali dell’esperienza umana, seguiti da protratta sofferenza psichica, anche a distanza di molti anni dall’evento”. La caratteristica fondamentale del PTSD è il ripresentarsi del vissuto traumatico. “Lo shock subìto  -aggiunge la dottoressa Letizia Bossini -  può manifestarsi sotto diverse forme, come ricordi dell'evento invasivi e ricorrenti non sollecitati dalla volontà del paziente; sogni angosciosi od incubi in cui il soggetto rivive il trauma; immagini durante le quali il paziente rivive, come allora, la situazione traumatica, come se il tempo non fosse passato. In questo modo si rinnova e si riporta al presente l'evento in tutta la sua drammaticità impedendo l'effetto naturalmente terapeutico del trascorrere del tempo”.
Il centro senese, oltre alle vittime del terrorismo, segue circa 200 pazienti che hanno subìto gravi traumi come persone coinvolte in terremoti, guerre, aggressioni, incidenti stradali. “Il quadro clinico  - conclude Bossini - può insorgere a distanza di tempo variabile dall’evento subìto. In Italia  per le vittime del terrorismo abbiamo registrato l’insorgenza cronica di tale patologia, addirittura nel 100% dei casi esaminati dopo oltre un trentennio dagli attentati individuali. Si tratta, per la maggior parte, di pazienti non residenti in zona che prendiamo in carico in termini di oggettivazione diagnostica iniziale e intervento farmacologico. Contemporaneamente  creiamo una rete con psicoterapeuti che operano nella zona di residenza, vista l'importanza della terapia integrata”.  

Summit nazionale sterilità di coppia
Quali risultati sono stati raggiunti dalla medicina nel trattamento della sterilità di coppia? Su questo argomento sarà incentrato il congresso nazionale “Sterilità di coppia nella pratica ambulatoriale e clinica”, il 3 e 4 maggio presso l’hotel Garden a Siena. Il summit, presieduto dal professor Felice Petraglia, direttore U.O.C. Ostetricia e Ginecologia, e dal professor Vincenzo De Leo, responsabile del Centro per la Diagnosi e la Terapia della Sterilità, dell’AOU Senese, riunirà numerosi specialisti del settore provenienti da tutta Italia, che si confronteranno sul problema della sterilità, affrontandone i vari aspetti, tra cui le cause, spesso legate a infezioni dell’apparato riproduttivo, al mal funzionamento della tiroide e ad altre patologie uterine. Si parlerà anche delle terapie mediche e degli sviluppi farmacologici che possono aiutare la coppia ad avere un figlio, insieme alle varie tecniche di diagnosi e riproduzione assistita. “Particolare attenzione – spiega De Leo - sarà dedicata ai nuovi metodi di indagine per la valutazione della riserva ovarica,  la cui determinazione può aiutare le donne a valutare il tempo biologico ancora a disposizione per ottenere una gravidanza, soprattutto in considerazione del fatto che le donne hanno spostato la ricerca del figlio in età a rischio di non ottenerlo. Inoltre, questo tipo di indagini, possono aiutare le donne  sottoposte a trattamenti  chemio o radioterapici a monitorare il loro grado di riserva ovarica”. Il Centro per la Diagnosi e la Terapia della Sterilità, attivo alle Scotte dal 2004, è una delle tre strutture pubbliche della Toscana che curano la sterilità, è punto di riferimento importante soprattutto per l’area vasta di Grosseto e Arezzo ed opera come banca per la crioconservazione dei gameti maschili e femminili. “Molte coppie – conclude De Leo – si rivolgono al Centro per ricorrere alla procreazione assistita ma solo dopo un accurato percorso diagnostico, basato su una serie di competenze integrate, e dopo aver individuato la causa della sterilità, si può arrivare alla definizione del giusto trattamento, se possibile. L’importante è non dare mai false speranze. Ogni anno eseguiamo circa 1800 visite e, nel 2011, sono state 175 le nuove coppie che si sono rivolte a noi. Inoltre nello scorso anno abbiamo effettuato 233 inseminazioni intrauterine e 133 cicli FIVET, cioè Fertilizzazione In Vitro Embrio Transfert e ICSI, cioè Intra Citoplasmatic Insemination Sperm”.

 

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